Esperienza con la Nazionale

Una fantastica esperienza professionale aver potuto disputare un Campionato Europeo di categoria. Un motivo di orgoglio per la Società SS Lazio per aver prestato temporaneamente il suo preparatore.

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http://www.lalaziosiamonoi.it/settore-giovanile/la-nazionale-femminile-under-17-per-l-europeo-si-tinge-di-biancoceleste-33776

 

Intervista di Angelo Peruzzi rilasciata alla Stampa.it

Un intervista ad Angelo peruzzi nel lontano del 2008 fatta dal quotidiano la stampa.it ma credo che il suo pensiero sia oggi ancora molto attuale, oggi dopo Ggi Buffon classe 1978 ,  il portiere più in forma del momento è un certo Morgan De sanctis classe 1977. Dopo di loro al momento non vedo nulla.

Peruzzi: “Dietro Buffon il vuoto, parare non è di moda”

Parla l’ex portiere di Roma, Juve, Inter e Lazio

MARCO ANSALDO, INVIATO A FIRENZE

Gigi Buffon non è così parruccone da ripetere, come Luigi XV, «dopo di me il diluvio» ma, quando lui non c’è, nella Juve come in Nazionale è come ci fosse l’acqua alta. In Italia non nascono più i grandi portieri. La prova è che, domani a Sofia, Lippi manderà tra i pali Amelia, che ci ha lasciato inorriditi sul gol di Del Piero, o lo scavalcherà dando fiducia a De Sanctis, finito a Istanbul dopo la parentesi poco esaltante in Spagna. Se questi sono il numero due e tre della Nazionale, è normale che si parli di una crisi del settore e che si preghi Sant’Alfonso Rodriguez, protettore dei portieri, perché conservi a lungo la carriera di Buffon. «In effetti – ammette Angelo Peruzzi, l’ex della Juve e della Lazio, entrato nello staff di Lippi – la distanza tra Gigi e gli altri è notevole. Un po’ è colpa sua, perché è il migliore del mondo per cui chiunque gli sia paragonato ne esce male. Ma c’è anche una generazione con meno talenti che in passato».

La colpa è dei troppi stranieri?
«Di sicuro tolgono spazio ai giovani ma se un ragazzo di qualità come Fiorillo a 18 anni costa tre o quattro milioni capisco che un club corra in Sudamerica e prenda a un milione un portiere già formato. Basta farlo ambientare un po’, come ha fatto l’Inter con Julio Cesar, e si sistema».

Allora da dove si deve cominciare?
«Dall’inizio. La crisi parte dai settori giovanili: ragazzini di 12 o 13 anni si bruciano in una domenica per un paio di errori. La volta successiva non giocano più. Se ai miei tempi si fosse ragionato così non avrei mai cominciato».

E cosa è cambiato?
«La pressione sugli allenatori che devono vincere per fare carriera. A noi, da bambinetti, chiedevano soltanto di crescere, divertirsi e imparare, a questi chiedono già il successo. Insieme ai tecnici ci metto i genitori».

Cosa c’entrano?
«Una volta in porta ci andava il più scarso in attacco o chi aveva la vocazione. Adesso molti spingono i figli a fare calcio perché un giorno diventino milionari e, nonostante il fascino di figure come Buffon, la speranza di avere in casa un Totti o Del Piero è più forte. Un portiere di solito guadagna meno».

Qual è la prima regola da ripristinare?
«Al centro del calcio c’è il pallone: più lavori con quello e più ti impratichisci nella presa, nel movimento dei piedi, eccetera. Invece mandano i giovani in palestra, per potenziare braccia e gambe, quando non sanno ancora tenere un pallone».

Un’altra regola tradita?
«Il divertimento. Sa quali sono le due paure inconsce che si affrontano cominciando in questo ruolo? Il timore per il pallone che ti arriva addosso e quello per la botta quando cadi a terra. Se ti restano dentro, avrai un difetto per sempre. Perciò è importante superarle da piccoli attraverso esercizi di gioco, non con le esercitazioni noiose. È come per i difensori».

Cioè?
«Invece di buttarli in campo a marcare l’avversario, a 14 o 15 anni devono già conoscere la “zona”. Così crescono che sanno difendere sempre meno».

Quanto pesa sulla crisi il cambio del regolamento?
«So di osservatori che vanno a guardare dei ragazzi, magari ben messi nel fisico e con certe qualità, chiedendosi: “vediamo come se la cava con i piedi”. È la nuova moda. Un’idiozia. È come se valutassi un’auto da comprare per l’autoradio».

Si potrà mai tornare indietro?
«Spero di sì, con il coraggio di valutare gli errori e ricostruire una scuola italiana. Era la migliore perché fino a 20 anni fa soltanto da noi c’era tanta cura nell’allenare in questo ruolo. In Inghilterra non avevano ancora il secondo portiere e nei nostri staff già comparivano i preparatori specifici. Noi ci siamo fermati, gli altri ci hanno copiato. Talvolta in meglio. Nei corsi per allenatori a Coverciano si dovrebbe introdurre una specializzazione: io ho giocato tanti anni ma non è detto che l’esperienza basti a insegnare, come per Ancelotti, Capello o Mancini non è bastata con i centrocampisti o gli attaccanti. Bisogna tornare a scuola. E ripescare i vecchi insegnamenti».

fonte: stampa.it articolo del 2008

Mister Scovacricchi intervistato da francesco Crisanti

DODICESIMA PUNTATA DELLA RUBRICA “PARLIAMO CON…”
5 DOMANDE SARANNO POSTE AD ADDETTI AI LAVORI ED ESPERTI DEL CALCIO GIOVANILE SIA NEI MEDIA, SIA NEI SETTORI TECNICI.
L’intervista è dedicata al mister Stefano Scovacricchi, preparatore dei portieri nel Settore Giovanile S.S. Lazio. Un prezioso contributo su opinioni e metodologie per un ruolo così importante

http://fcrisanti.blogspot.com/2011/09/parliamo-constefano-scovacricchi-ss.html